martedì 6 gennaio 2015

Gaetano Vergara (Aitan)



Cristina, ho appena finito di (ri-)leggere il tuo romanzo "Una per mille", confermando le buone impressioni che avevo avuto quando avevo scorso le anteprime che mandavi via blog.
È un romanzo/non-romanzo che racchiude la tua poliedricità di interessi, sentimenti e passioni; e scrivo romanzo/non-romanzo non tanto per la frammentarietà e la moltiplicazione dei punti di vista che lo contraddistinguono, ma per la voluta incompiutezza di quel finale/non-finale che si congeda dal lettore con quella "soluzione di continuità" che lascia ogni porta aperta, come nella vita reale (e non come nei romanzi, la cui caratteristica più peculiare è proprio il racchiudere gli eventi in un inizio e una fine; come tra parentesi).
"Ormai non sai più quando, e se, potrà essere scritta la parola fine, e questo è davvero straordinario."
Molte considerazioni te le avevo già mandate nei commenti del blog nel corso del tuo "work in progress"; aggiungo che i capitoli che mi hanno più intrigato e che mettono in mostra le diverse corde della tua scrittura sono il 31 (con quella felice alternanza della ricetta della "mesciueia" e il tuo quotidiano di donna), il 39 (in bilico tra metaletteratura, metafisica, considerazioni sull'arte e sulla religione), il 40 (umorismo puro) e il 43 (una summa di tutto quanto ho scritto nelle parentesi qui sopra).


G.V.

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