Una per mille
di Cristina Bove
Edizioni Smasher
http://www.edizionismasher.it/cristinabove2.html
Narrativa
ISBN 978-88-6300-098-6
Prezzo € 12,00
Libro molto particolare, questo di Cristina Bove, in cui la
complessità del pensiero non diventa mai ostentazione sussiegosa (il che
per chi scrive versi è una caratteristica rara). Ne è spia l’adozione
di un linguaggio che, senza rinunciare all’uso di termini colti e di
riferimenti culturali, si colloca spesso in una dimensione spontanea e
popolare, con un atteggiamento colloquiale che ricerca volutamente il
contatto con il lettore.
Il romanzo, se così lo vogliamo chiamare, riflette molto bene la
personalità di Cristina, come emerge dalla sua ormai vasta produzione
poetica. Capace di improvvisi guizzi di genialità, decisamente
originale, ma anche fondamentalmente anarchica, almeno in apparenza.
Personalmente apprezzo molto questo coraggio della diversità, questo
voler essere spontanea fino allo spasimo, questo voler esprimere se
stessi senza preoccuparsi troppo del giudizio dei critici più
tradizionalisti.
Così certo, non si può richiedere alla prosa di Cristina assoluta
uniformità e coerenza strutturale. Bisogna accettare le sue improvvise
tirate, non raccontate dalla bocca di un personaggio, ma spesso
introdotte da un intervento quasi saggistico del narratore.
Ma, a una lettura più attenta, non sfugge che il caos contenutistico e
temporale è, nella realtà, un caos strutturato e che osserva le sue
leggi. La molteplicità, che già si intravede dal titolo, si manifesta
invece come una sorta di dualità, tra un io esterno, che percepisce e
descrive, e un io oggettivo e calato nel tempo e nello spazio, che si
lascia percepire e raccontare. Come potrebbe il narratore esterno, che
si colloca in un eterno presente, seguire un ordine temporale preciso e
ricomporre i frammenti di vita e di pensiero in una struttura saggistica
o diegetica troppo condizionata dal nostro sentimento dell’ordine e
della simmetria?
E allora dico a me stesso che per affrontare libri come questi
bisogna avere il coraggio di abbandonare i preconcetti del critico o
dell’editor nei confronti del romanzo, che viene ancora considerato come
una struttura immutabile e sacra, un po’ come la forma-sonata nella
composizione musicale ottocentesca. Il romanzo qui è insieme narrazione,
autobiografia, ma anche pamphlet, saggio, cronaca, denuncia: è
un’insieme ricco, anche troppo, e rimane una valida testimonianza di una
vita e di una società. Ma non è quello che in fondo chiediamo da sempre
alla buona letteratura?