domenica 11 febbraio 2018

il mio Romanzo

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Autore: Cristina Bove
Editore: FusibiliaLibri
Collana: diorama (collana di prosa)
Anno 2016
pp. 176
formato 17×17
14,00 euro
ISBN 9788898649365
Prefazione di Franco Romanò
disponibile su fusibilia@gmail.com
spese di spedizione a carico di Fusibilia

giovedì 13 luglio 2017

lunedì 12 gennaio 2015

Cristina Annino recensisce "Una per mille"

Il doppio Volo



Uno sdoppiamento di personalità implica due verbi, due stati, due tipi di pensiero e via via crescendo, due persone. Qualunque cosa si raddoppi, metaforicamente, non può essere concepita ferma, crea un movimento di volume che prende il volo o casca, ma sempre da un punto basso o alto di vuoto.
Cristina Bove, dai suoi 18 anni in poi o forse da sempre, si è costantemente sentita nel vuoto e, per i motivi personali che sappiamo, è riuscita a fare di questo vuoto, un suo ambiente mobile. Da qui alla scrittura, il passo è immediato. Lei è un’artista e ha saputo rendere col suo romanzo, un concreto Dono tangibile, vissuto anche con canoni di normalità che allora assumono i segni di un paradosso in terra, altrimenti detto miracolo.
Non dobbiamo avere paura delle definizioni, come Bove non ha mai avuto paura della vita e della non vita. In lei non c’è mai stata paura, perché la sospensione reale in cui si trovava la poneva dentro e fuori, sopra e sotto qualsiasi stabilità morale cercata dai più e ritenuta indispensabile allo svolgimento di un’esistenza umana. Davvero non è detto – qui sta l’insegnamento che ci dà, il dito indicativo che segnala verbi, stati nominali alternativi. E noi dobbiamo non solo immaginarli, ma crederci.
Tutto il romanzo autobiografico è trascinato da quel volo, senza che Bove esprima giudizi su di sé, bensì ci sono tante riflessioni sul mondo, sui pensieri che formano un certo costume morale, sulla storia collettiva. È un romanzo soprattutto di pensiero direi, perché ci insegna come possa diventare pensiero positivo o educazione della mente, il non temere una convivenza nostra con l’indicibile altro che, ci piaccia o no, sempre ci abita e spesso ci determina.

Lei non ha mai temuto il viaggio verso la fine e il ritorno verso il principio, come fosse una speciale facoltà datale dalla natura. Si è alti, si è bassi, si è simili, si è anche talmente differenti! La natura che fa di noi corpi stabili, gioca dei cambiamenti a volte fortunatamente solo in chi può sopportarli. E lei ha sopportato tutto senza stupore, senza recriminazioni, accettando ciò che poteva depositare in terra (figli, matrimonio) nei momenti in cui il volo radeva la vita normale, poi alzandosi di nuovo in volo o precipitando. Non importa se per altra malattia, disastri, lei era su quella spira insondabile e non ha mai provato paura.
La paura, io credo, deriva dal pensare che fuori da una linea ferma o retta esista il male come differenza inconoscibile, ma la natura stavolta benigna con lei, le ha dato le coordinate di volo, l’intelletto per capire e adeguarsi. Le ha perciò tolto paura.

Romanzo estremamente originale che riproduce con fedeltà semplice e ricca, quella sua “diversità” rispetto alla vita degli uomini, quello scandirsi con naturalezza, l’accettarsi perché così è voluto chissà dove e lei è stata solo l’occasione fisica per concretare un pensiero forse divino, forse solo naturale, forse anche unico, ma comunque importante per farci riflettere sul fatto che non esistono differenze, qui nella terra e altrove, bensì situazioni di una tale complessità intelligente che vanno oltre quell’intelligenza appunto generica che è l’intelletto umano. Oppure l’ordinaria volontà di ammettere che ogni dilatazione di senso è sottrazione di canone, di ordine, e non di “sapere”.
Ne derivano allora due fatti, uno vitale, autobiografico, e uno letterario. Diversità di vita che porta a diversità di struttura narrativa, e che in questo romanzo è fattore emblematico. Ci sarebbe un'ulteriore disamina da fare che forse esula dalla precisa lettura del testo, il quale rende traghettabile la prima grazie alla propria maggiore chiarezza. Basterà allora dire come qui, nel libro di Cristina Bove, è evidente l’intreccio dei due motori, formale e di esistenza, verità e riproduzione stilistica, e quanto misero sia il giudizio di chi perde di vista la somma dei due.



Cristina Annino






domenica 11 gennaio 2015

nota critica di Narda Fattori




Biografia e identità

In tanti conosciamo Cristina Bove come poetessa raffinata, pittrice coloristica, fotografa specialistica; la conosciamo e la apprezziamo per la sua inesausta ricerca di un senso che giustifichi la vita e la renda bella e pacificata.
Ora Cristina si è cimentata con la prosa, scrittura lontana dalla poesia, dilatata nel tempo e nel contenuto; prova nuova, anche pericolosa per chi ha un curricolo d’artista consolidato come il suo.
Ma per Cristina la scrittura è farmaco e quindi è con grazia che considera la parola e il periodo narrativo; con amore va a rovistare fra i suoi ricordi e gli eventi che le hanno attraversato la vita. per dirci a chiare lettere chi sia e che non è diversa da tante altre donne che non hanno avuto la sua determinazione e la sua forza.
Il titolo è accogliente, non dice “una su mille” ma “una per mille” e mille e di più sono le donne che possono riconoscersi in un frammento della sua storia.
Il libro, di carattere autobiografico, gioca con la successione temporale degli eventi, direi che va per suggestione, per brain-storming e quindi, pur rendendosi facilissimo da leggere, saltabecca di fatto in fatto, di luogo in luogo, da emozione ad emozione.
E’ un volume che ha le caratteristiche della sua arte: sfugge al determinismo degli eventi, abbraccia i mali perché così perdono gli aculei più pungenti, non si autocensura né si auto blandisce, riporta alla superficie il percorso interiore psicologico e religioso attraverso il quale è pervenuta a una specie di verità orientale che la vede nella sua integrità di persona e che le consente di vedere con la stessa luce gli altri attorno a sé.
Ogni tanto la narrazione cessa e l’autrice interviene con un io narrante presente che aiuta a fare chiarezza al lettore, su passaggi filosofici molto personali.
La scrittura di un libro biografico è sempre pericolosa perché può facilmente cedere all’autocompiacimento,  a sovrastare le figure che accompagnano le storie rendendole misere e di poco conto, o, al contrario, queste si possono impadronire della storia relegando l’autore a spettatore.
Questi pericoli sono evitati tutti: la protagonista, pur saltabeccando fra gli anni e gli eventi, tiene sempre sotto un occhio benevolo i coprotagonisti; ciò che la riguarda direttamente non finge né ingigantisce anche se alcuni episodi colti fra veglia e sonno possono sembrare esaltati; soltanto continuando la lettura possiamo collocarli nelle giuste dimensioni sul tracciato della vita di Cristina.
Sarà proprio grazie a questo andament “ jazzistico” che il libro si legge di getto e se ne conservano gli umori gentili, i ricordi duri, e quelli solidali, il trapassare della fragilità in forza, della sensibilità in amore disarmato e disarmante.
C’è tanta poesia celata negli eventi tragici e/o amorosi, si percepisce una persona limpida,
ricca di verità e di accoglienza.

Narda  Fattori